Interazioni tra farmaci e non solo



Monitoraggio settimanale della letteratura scientifica, eventuali warning e aggiornamento del database. Di questo si occupa un team di esperti di interazioni farmacologiche, suddivisi in 8 aree terapeutiche e coordinati da Alberto Corsini, Direttore del Dipartimento di Scienze farmacologiche e biomolecolari dell'Università di Milano, che hanno dato vita a una collaborazione con Edra S.p.A. finalizzata all'arricchimento di Codifa.it, la più completa e ricca banca dati sul farmaco.

L'invecchiamento della società comporta inevitabilmente l'aumento di soggetti anziani sottoposti a polifarmacoterapia per la gestione di patologie croniche. Alcuni anziani arrivano a prendere tra i 10 e i 15 farmaci al giorno e l'area cardiologica è una di quelle più rilevanti da questo punto di vista. È a partire da queste premesse che Codifa ha realizzato una raccolta ragionata di tutte le interazioni note dei farmaci dell'area cardiologica, Interazioni tra Farmaci in Cardiologia, organizzate per via di somministrazione, livello di rilevanza clinica e relativo dettaglio delle conseguenze e raccomandazioni.

 

Interazioni tra Statine ed altri farmaci cardiovascolari

 

Doctor33 ha intervistato il prof Alberto Corsini, Direttore del Dipartimento di Scienze Farmacologiche e Biomolecolari (DiSFeB) dell'Università degli Studi di Milano, che collabora attivamente con la banca dati Codifa, per fare il punto sul fenomeno e dare alcuni consigli pratici ai medici.

 

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«Il problema delle interazioni» esordisce il farmacologo «è un problema ben consolidato. È da più di trent'anni che se ne parla e abbiamo raccolto diverse osservazioni epidemiologiche sul tema. Si tratta di una delle cause più rilevanti di morte nei paesi industrializzati, dove occupa tra la quarta e la sesta posizione perché l'uso improprio dei farmaci porta a eventi avversi e anche letali. SI parla di oltre un milione di pazienti ricoverati all'anno, tra i 150 e 200 mila morti negli Usa dove i dati sono ben consolidati per un impiego scorretto dei farmaci. Un terzo di questi eventi è legato a politerapia» continua il farmacologo «problema che negli ultimi 15 20 anni grazie a alle conoscenze ottenute sui meccanismi coinvolti nell'iter del farmaco nell'organismo ci ha permesso di avere visione sia qualitativa che quantitativa del fenomeno. Siamo in grado di prevedere quando si verifica l'interazione, prevenirla e proporre strategie terapeutiche al clinico, perché a sua volta proponga farmaci con più sicurezza ed efficacia. Il discorso vale per i farmaci ma anche per prodotti alimentari o erboristici». Il paziente anziano è il principale target come conferma Corsini «perché è politrattato e riceve da 4 a 6 farmaci prescritti dal medico. Si tratta del 20% circa della popolazione ma utilizza il 70% dei farmaci, grazie ai quali l'aspettativa di vita è cresciuta» E l'area cardiovascolare è tra quelle che spiccano perché facilmente dopo i 50 anni almeno un fattore di rischio cardiovascolare si profila e in quest'ambito ci sono un "pacchetto" di farmaci, antiaggreganti, anticoagulanti e statine, che hanno permesso al paziente di avere una vita migliore come lunghezza e stile di vita». Al numero di farmaci che il paziente assume si aggiunge anche un altro aspetto che il Direttore del Dipartimento di Scienze Farmacologiche e Biomolecolari dell'ateneo milanese mette in evidenza, ossia l'uso di integratori non prescritti, innocui ma potenzialmente pericolosi. «Con l'automedicazione» conferma «si arriva fino a 10 farmaci con la complicazione che il paziente spesso non è aderente alla prescrizione dei farmaci cardiovascolari, rimborsati da Ssn, mentre lo è con gli "unnecessary drugs, spesso inappropriati perché non prescritti ma a pagamento. L'adesione al trattamento in ambito cardiovascolare» sottolinea Corsini «si aggira attorno al 30-40%, con i rischi che ne conseguono». Al quadro già complesso si aggiunge il fatto che ci sono una serie di variabili interferenti nella real life e su 100 pazienti che possono avere un'interazione la manifestano solo 10. Ma quali sono le variabili? «Si va dalla componente genetica all'alimentazione, dall'alcol al fumo fino agli stili di vita. Sono diverse le problematiche da inquadrare per il medico» spiega Corsini. «Diventa necessaria una personalizzazione dell'approccio. Oltretutto il paziente anziano anche quando sta bene ha minore funzionalità renale, epatica e cardiaca e si riduce l'azione degli organi». Le conoscenze su come l'organismo risponde ai farmaci, d'altro canto, sono maggiori. «Oggi» conferma Corsini «sappiamo che il 70% delle interazioni sono su base farmacocinetica, la base farmacodinamica è ormai consolidata». Ci può fare un esempio? «Penso a un paziente ipotiroideo che prende un farmaco per la tiroide e un integratore multivitaminico per avere più forza. Ma l'integratore inibisce l'assorbimento del farmaco, quindi l'effetto è su base farmacocinetica. Ma gli esempi possono essere molti altri. Dall'uso di integratori salini in un paziente in terapia per osteoporosi con rischio di effetto chelante e conseguente mancato assorbimento del farmaco o un altro effetto frequentemente ignorato è quello del cibo». Osservazioni semplici ma non così note, sottolinea il farmacologo. «Sono tante le raccomandazioni che il medico di famiglia può fare al paziente relativamente all'assunzione del farmaco, a condizione di esserne a conoscenza. Lo scenario è complesso» conclude Corsini. «Fondamentale è inquadrare il paziente e personalizzare l'approccio con un occhio di riguardo all'eventuale autoprescrizione. Il paziente ha una sua storia e come tale va gestito. Può essere che con l'assunzione di dieci farmaci non succeda nulla e l'aggiunta di un altro principio attivo scateni il problema».

 

Anticoagulanti orali