Università degli Studi di MilanoFederazione Ordini Farmacisti Italiani
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Sorafenib Teva

Ultimo aggiornamento: 30/09/2022




Cos'è Sorafenib Teva?

Sorafenib Teva è un farmaco a base del principio attivo Sorafenib Tosilato, appartenente alla categoria degli Antineoplastici, inibitori delle proteasi e nello specifico Altri inibitori proteinchinasi. E' commercializzato in Italia dall'azienda Teva Italia S.r.l. - Sede legale.

Sorafenib Teva può essere prescritto con Ricetta RNRL - medicinali soggetti a prescrizione medica limitativa, da rinnovare volta per volta, vendibili al pubblico su prescrizione di centri ospedalieri o di specialisti.


Confezioni

Sorafenib Teva 200 mg 112 compresse rivestite con film

Informazioni commerciali sulla prescrizione


Indicazioni

Epatocarcinoma
Sorafenib Teva è indicato per il trattamento dell'epatocarcinoma (vedere paragrafo 5.1).
Carcinoma a cellule renali
Sorafenib Teva è indicato per il trattamento di pazienti con carcinoma a cellule renali avanzato che non hanno risposto a una precedente terapia a base di interferone alfa o interleuchina-2, o che sono considerati non idonei a tale terapia.

Posologia

Il trattamento con Sorafenib Teva deve avvenire sotto la supervisione di un medico con esperienza nell'uso di terapie antitumorali.
Posologia
La dose raccomandata di Sorafenib Teva negli adulti è di 400 mg di sorafenib (due compresse da 200 mg) due volte al giorno (equivalente a una dose totale giornaliera di 800 mg).
Il trattamento deve proseguire fino a quando si osserva un beneficio clinico o finché non compaiono tossicità inaccettabili.
Adeguamento della posologia
La gestione di sospette reazioni avverse al farmaco può rendere necessaria la sospensione temporanea o una riduzione della dose della terapia con sorafenib.
Quando si rende necessaria una riduzione della dose durante il trattamento del carcinoma epatocellulare (hepatocellular carcinoma, HCC) e del carcinoma a cellule renali (renal cell carcinoma, RCC) avanzato, la dose di Sorafenib Teva deve essere ridotta a due compresse da 200 mg di sorafenib una volta al giorno (vedere paragrafo 4.4).
Se è necessaria un'ulteriore riduzione della dose, la posologia di Sorafenib Teva può essere ridotta a 400 mg di sorafenib al giorno in dosi suddivise (due compresse da 200 mg a distanza di dodici ore) e, se necessario, ulteriormente ridotta a una compressa da 200 mg una volta al giorno. Dopo il miglioramento delle reazioni avverse non ematologiche, la dose di Sorafenib Teva può essere aumentata.
Popolazione pediatrica
La sicurezza e l'efficacia di Sorafenib Teva nei bambini e negli adolescenti di età < 18 anni non sono state ancora stabilite. Non ci sono dati disponibili.
Popolazione anziana
Nella popolazione anziana (pazienti con più di 65 anni di età) non è necessario alcun adeguamento della posologia.
Danno renale
Non è necessario alcun adeguamento della posologia nei pazienti con danno renale lieve, moderato o grave. Non sono disponibili dati relativi ai pazienti in dialisi (vedere paragrafo 5.2).
È consigliabile il monitoraggio dell'equilibrio idro-elettrolitico nei pazienti a rischio di disfunzione renale.
Compromissione epatica
Non è necessario alcun adeguamento della posologia nei pazienti con compromissione epatica di classe A o B secondo la classificazione Child-Pugh (da lieve a moderata). Non sono disponibili dati relativi ai pazienti con compromissione epatica di classe C secondo la classificazione Child-Pugh (severa) (vedere paragrafi 4.4 e 5.2).
Modo di somministrazione
Per uso orale.
Si raccomanda di somministrare sorafenib lontano dai pasti o con un pasto a contenuto lipidico basso o moderato. Se il paziente intende consumare un pasto ad alto contenuto lipidico, le compresse di sorafenib vanno prese almeno 1 ora prima o 2 ore dopo il pasto. Le compresse devono essere deglutite con un bicchiere d'acqua.

Controindicazioni

Ipersensibilità al principio attivo o ad uno qualsiasi degli eccipienti elencati al paragrafo 6.1.


Avvertenze speciali e precauzioni di impiego

Tossicità dermatologiche
Reazione cutanea mano-piede (eritrodisestesia palmo-plantare) e rash rappresentano le reazioni avverse a sorafenib più comuni. Rash e reazione cutanea mano-piede sono solitamente di grado 1 e 2 secondo i Common Toxicity Criteria (CTC) e in genere compaiono durante le prime sei settimane di trattamento con sorafenib. La gestione delle tossicità dermatologiche può includere terapie topiche per alleviare la sintomatologia, la sospensione temporanea del trattamento e/o una modifica della dose di sorafenib, oppure, in casi severi o persistenti, l'interruzione definitiva della sua somministrazione (vedere paragrafo 4.8).
Ipoglicemia
Durante il trattamento con sorafenib sono state segnalate riduzioni della glicemia, talvolta clinicamente sintomatiche e che hanno portato a ricovero ospedaliero a causa di perdita di conoscenza. In caso di ipoglicemia sintomatica, il trattamento con sorafenib deve essere temporaneamente sospeso. Nei pazienti diabetici occorre verificare regolarmente i livelli di glucosio nel sangue per valutare se sia necessario modificare il dosaggio del farmaco antidiabetico.
Ipertensione
Nei pazienti trattati con sorafenib si è osservata una maggiore incidenza di ipertensione arteriosa. L'ipertensione è risultata solitamente da lieve a moderata, si è manifestata nelle prime fasi del trattamento e ha risposto alla terapia antiipertensiva standard. La pressione arteriosa deve essere monitorata regolarmente e trattata, se necessario, secondo la pratica medica corrente. In caso di ipertensione severa o persistente oppure di crisi ipertensiva nonostante l'istituzione di una terapia antiipertensiva, si raccomanda di prendere in considerazione l'interruzione definitiva del trattamento con sorafenib (vedere paragrafo 4.8).
Emorragia
Il rischio di sanguinamento può aumentare a seguito della somministrazione di sorafenib. Se un episodio di sanguinamento rende necessario l'intervento medico, si raccomanda di prendere in considerazione l'interruzione definitiva del trattamento con sorafenib (vedere paragrafo 4.8).
Ischemia cardiaca e/o infarto
In uno studio in doppio cieco, randomizzato e controllato verso placebo (studio 1, vedere paragrafo 5.1), l'incidenza di eventi di ischemia cardiaca/infarto insorti durante il trattamento è risultata più elevata nel gruppo trattato con sorafenib (4,9%) che nel gruppo trattato con placebo (0,4%). Nello studio 3 (vedere paragrafo 5.1) l'incidenza di eventi di ischemia cardiaca/infarto insorti durante il trattamento si è attestata al 2,7% nei pazienti trattati con sorafenib e all'1,3% nei pazienti trattati con placebo. I pazienti con malattia coronarica instabile o con infarto del miocardio recente sono stati esclusi da questi studi. Nei pazienti che sviluppano un'ischemia cardiaca e/o un infarto occorre prendere in considerazione la sospensione temporanea o l'interruzione definitiva del trattamento con sorafenib (vedere paragrafo 4.8).
Aneurismi e dissezioni arteriose
L'uso di inibitori del pathway del VEGF in pazienti con o senza ipertensione può favorire la formazione di aneurismi e/o dissezioni arteriose. Prima di iniziare con sorafenib, questo rischio deve essere attentamente considerato in pazienti con fattori di rischio quali ipertensione o storia anamnestica di aneurisma.
Prolungamento dell'intervallo QT
È stato dimostrato che sorafenib prolunga l'intervallo QT/QTc (vedere paragrafo 5.1), comportando un potenziale aumento del rischio di aritmie ventricolari. Sorafenib deve essere usato con cautela nei pazienti che hanno o possono sviluppare un prolungamento del QTc, come i pazienti con sindrome congenita del QT lungo, quelli trattati con una dose cumulativa elevata di antracicline, i pazienti che assumono alcuni farmaci antiaritmici o altri medicinali che comportano un prolungamento del QT e quelli con alterazioni degli elettroliti, ad esempio ipokaliemia, ipocalcemia o ipomagnesiemia. Quando si utilizza sorafenib in questi pazienti, occorre prendere in considerazione il monitoraggio periodico con elettrocardiogrammi e dosaggio degli elettroliti (magnesio, potassio e calcio) durante il periodo di trattamento.
Perforazione gastrointestinale
La perforazione gastrointestinale è un evento non comune che è stato segnalato in meno dell'1% dei pazienti trattati con sorafenib. In alcuni casi non vi era associazione con un tumore intra-addominale evidente. In caso di perforazione gastrointestinale, la somministrazione di sorafenib deve essere interrotta (vedere paragrafo 4.8).
Compromissione epatica
Non sono disponibili dati relativi ai pazienti con compromissione epatica di classe C secondo la classificazione Child-Pugh (severa). In tali pazienti, l'esposizione potrebbe risultare aumentata poiché sorafenib viene eliminato principalmente per via epatica (vedere paragrafi 4.2 e 5.2).
Sindrome da lisi tumorale (TLS)
Casi di TLS, alcuni con esito fatale, sono stati segnalati nell'ambito della sorveglianza post-marketing in pazienti trattati con sorafenib. I fattori di rischio per la TLS comprendono un elevato carico tumorale, insufficienza renale cronica preesistente, oliguria, disidratazione, ipotensione e urine acide. Questi pazienti devono essere attentamente monitorati e trattati tempestivamente come clinicamente indicato, e deve essere presa in considerazione l'idratazione profilattica.
Somministrazione concomitante di warfarin
In alcuni pazienti trattati con warfarin durante la terapia con sorafenib sono stati segnalati episodi di sanguinamento non frequenti o aumenti nel valore dell'International Normalized Ratio (INR). I pazienti in terapia concomitante con warfarin o fenprocumone devono essere monitorati regolarmente per rilevare eventuali variazioni nel tempo di protrombina, nel valore dell'INR o negli episodi di sanguinamento di rilevanza clinica (vedere paragrafi 4.5 e 4.8).
Complicanze nella cicatrizzazione delle ferite
Non sono stati condotti studi formali sull'effetto esercitato da sorafenib sulla cicatrizzazione delle ferite. Per ragioni precauzionali si raccomanda la sospensione temporanea del trattamento con sorafenib nei pazienti che devono sottoporsi a procedure di chirurgia maggiore. L'esperienza clinica in merito al momento in cui riprendere la terapia dopo interventi di chirurgia maggiore è limitata. Pertanto, la decisione di riprendere la terapia con sorafenib dopo un intervento di chirurgia maggiore deve basarsi su una valutazione clinica dell'adeguata cicatrizzazione delle ferite.
Popolazione anziana
Sono stati segnalati casi di insufficienza renale. Si deve pertanto prendere in considerazione il monitoraggio della funzionalità renale.
Interazione tra farmaci
Si raccomanda cautela quando si somministra sorafenib con sostanze che vengono metabolizzate/eliminate prevalentemente attraverso le vie metaboliche di UGT1A1 (ad es. irinotecan) o UGT1A9 (vedere paragrafo 4.5).
Si raccomanda cautela in caso di somministrazione concomitante di sorafenib e docetaxel (vedere paragrafo 4.5).
L'associazione con neomicina o altri antibiotici in grado di provocare gravi disturbi ecologici nella microflora gastrointestinale può comportare una ridotta biodisponibilità di sorafenib (vedere paragrafo 4.5). Prima di iniziare un ciclo di trattamento con antibiotici occorre valutare il rischio di un calo delle concentrazioni plasmatiche di sorafenib.
Nei pazienti affetti da carcinoma del polmone a cellule squamose trattati con sorafenib in combinazione con chemioterapia a base di platino è stata osservata una mortalità più elevata. In due studi clinici randomizzati che hanno esaminato pazienti affetti da carcinoma polmonare non a piccole cellule (non-small cell lung cancer, NSCLC), il valore di hazard ratio (HR) relativo alla sopravvivenza complessiva in un sottogruppo di pazienti con carcinoma a cellule squamose si è attestato a 1,81 (IC al 95% 1,19; 2,74) nei soggetti trattati con sorafenib in aggiunta alla terapia con paclitaxel/carboplatino e a 1,22 (IC al 95% 0,82; 1,80) in quelli trattati con sorafenib in aggiunta alla terapia con gemcitabina/cisplatino. Non è stata osservata una causa di morte predominante, ma nei pazienti trattati con sorafenib in aggiunta a chemioterapia a base di platino è stata osservata una maggiore incidenza di insufficienza respiratoria, emorragie e infezioni.
Avvertenze specifiche per patologia
Carcinoma a cellule renali
I pazienti ad alto rischio in accordo al gruppo prognostico secondo la classificazione MSKCC (Memorial Sloan Kettering Cancer Center) non sono stati inclusi nello studio clinico di fase III sul carcinoma a cellule renali (vedere studio 1 nel paragrafo 5.1) ed il loro rapporto beneficio-rischio non è stato determinato.
Informazioni sugli eccipienti
Questo medicinale contiene meno di 1 mmol di sodio (23 mg) per compressa, vale a dire che è fondamentalmente “privo di sodio“.

Interazioni con altri medicinali e altre forme di interazione

Induttori di enzimi metabolici
La somministrazione di rifampicina per 5 giorni prima della somministrazione di una singola dose di sorafenib ha comportato una riduzione media dell'area sottesa alla curva (area under the curve, AUC) di sorafenib pari al 37%. Altri induttori dell'attività del CYP3A4 e/o della glucuronidazione (ad es. Hypericum perforatum, anche noto come “erba di San Giovanni“, fenitoina, carbamazepina, fenobarbital e desametasone) possono a loro volta aumentare il metabolismo di sorafenib e quindi ridurne le concentrazioni.
Inibitori del CYP3A4
Ketoconazolo, un potente inibitore del CYP3A4, somministrato una volta al giorno per 7 giorni a volontari sani di sesso maschile non ha alterato l'AUC media di una dose singola di sorafenib da 50 mg. Questi dati suggeriscono che le interazioni clinico-farmacocinetiche di sorafenib con gli inibitori del CYP3A4 sono improbabili.
Substrati del CYP2B6, del CYP2C8 e del CYP2C9
In vitro, sorafenib ha inibito il CYP2B6, il CYP2C8 e il CYP2C9 con potenza pressoché uguale. Comunque, negli studi di farmacocinetica clinica, la somministrazione concomitante di sorafenib 400 mg due volte al giorno con ciclofosfamide, un substrato del CYP2B6, o paclitaxel, un substrato del CYP2C8, non ha prodotto un'inibizione clinicamente significativa. Questi dati suggeriscono che sorafenib, alla dose raccomandata di 400 mg due volte al giorno, può non essere un inibitore in vivo del CYP2B6 o del CYP2C8.
Inoltre, il trattamento concomitante con sorafenib e warfarin, un substrato del CYP2C9, non ha comportato cambiamenti nel valore del PT-INR medio rispetto al placebo. Pertanto, anche il rischio di un'inibizione in vivo clinicamente rilevante del CYP2C9 da parte di sorafenib può essere considerato basso. Tuttavia, i pazienti che assumono warfarin o fenprocumone devono tenere regolarmente sotto controllo il valore dell'INR (vedere paragrafo 4.4).
Substrati del CYP3A4, del CYP2D6 e del CYP2C19
La somministrazione concomitante di sorafenib e midazolam, destrometorfano o omeprazolo, che sono substrati rispettivamente dei citocromi CYP3A4, CYP2D6 e CYP2C19, non ha alterato l'esposizione a questi agenti. Questo indica che sorafenib non è né un inibitore né un induttore di questi isoenzimi del citocromo P450. Pertanto, le interazioni clinico-farmacocinetiche di sorafenib con substrati di questi enzimi sono improbabili.
Substrati di UGT1A1 e UGT1A9
In vitro, sorafenib ha inibito la glucuronidazione mediata da UGT1A1 e UGT1A9. La rilevanza clinica di questo dato non è nota (vedere sotto e paragrafo 4.4).
Studi in vitro sull'induzione degli enzimi del sistema CYP
Le attività del CYP1A2 e del CYP3A4 non sono risultate alterate dopo l'esposizione di colture di epatociti umani a sorafenib, indicando così che è improbabile che sorafenib sia un induttore del CYP1A2 e del CYP3A4.
Substrati della P-gp
In vitro, sorafenib ha dimostrato di inibire la proteina di trasporto glicoproteina P (P-gp). In caso di trattamento concomitante con sorafenib non si può escludere un aumento delle concentrazioni plasmatiche di substrati della P-gp come la digossina.
Combinazione con altri agenti antineoplastici
Negli studi clinici, sorafenib è stato somministrato con una serie di altri agenti antineoplastici ai loro regimi posologici comunemente usati, fra cui gemcitabina, cisplatino, oxaliplatino, paclitaxel, carboplatino, capecitabina, doxorubicina, irinotecan, docetaxel e ciclofosfamide. Sorafenib non ha avuto effetti clinicamente rilevanti sulla farmacocinetica di gemcitabina, cisplatino, carboplatino, oxaliplatino o ciclofosfamide.
Paclitaxel/carboplatino
  • La somministrazione di paclitaxel (225 mg/m2) e carboplatino (AUC = 6) con sorafenib (≤ 400 mg due volte al giorno), con interruzione di 3 giorni nella somministrazione di sorafenib (i due giorni precedenti e il giorno della somministrazione di paclitaxel/carboplatino), non ha avuto effetti significativi sulla farmacocinetica di paclitaxel.
  • La somministrazione concomitante di paclitaxel (225 mg/m2, una volta ogni 3 settimane) e carboplatino (AUC = 6) con sorafenib (400 mg due volte al giorno, senza interruzione nella somministrazione di sorafenib) ha comportato un aumento del 47% nell'esposizione a sorafenib, un aumento del 29% nell'esposizione a paclitaxel e un aumento del 50% nell'esposizione a 6-OH paclitaxel. La farmacocinetica di carboplatino non ha subito ripercussioni.
Questi dati indicano che non è necessario alcun adeguamento della posologia quando paclitaxel e carboplatino vengono somministrati in concomitanza con sorafenib con interruzione di 3 giorni nella somministrazione di sorafenib (i due giorni precedenti e il giorno della somministrazione di paclitaxel/carboplatino). Non è nota la rilevanza clinica dell'aumento dell'esposizione a sorafenib e paclitaxel subito dopo la somministrazione concomitante di sorafenib senza interruzione della somministrazione.
Capecitabina
La somministrazione concomitante di capecitabina (750-1050 mg/m2 due volte al giorno, Giorni 1-14 ogni 21 giorni) e sorafenib (200 o 400 mg due volte al giorno senza interruzione della somministrazione) non ha comportato cambiamenti significativi nell'esposizione a sorafenib, ma ha determinato un aumento del 15-50% nell'esposizione a capecitabina e un aumento dello 0-52% nell'esposizione a 5-FU. Non è nota la rilevanza clinica di questi piccoli/modesti incrementi nell'esposizione a capecitabina e 5-FU quando somministrati in concomitanza con sorafenib.
Doxorubicina/irinotecan
Il trattamento concomitante con sorafenib ha indotto un aumento del 21% nell'AUC di doxorubicina. Quando somministrato con irinotecan, il cui metabolita attivo SN-38 viene successivamente metabolizzato attraverso la via metabolica di UGT1A1, è stato registrato un aumento del 67-120% nell'AUC di SN-38 e del 26-42% nell'AUC di irinotecan. La rilevanza clinica di questi dati non è nota (vedere paragrafo 4.4).
Docetaxel
Docetaxel (75 o 100 mg/m2 ogni 21 giorni) somministrato in concomitanza con sorafenib (200 mg o 400 mg due volte al giorno dal Giorno 2 al Giorno 19 di un ciclo di terapia di 21 giorni, con interruzione di 3 giorni in corrispondenza con la somministrazione di docetaxel) ha indotto un aumento nella AUC e nella Cmax di docetaxel rispettivamente del 36-80 % e del 16-32 %. Si raccomanda cautela in caso di somministrazione concomitante di sorafenib e docetaxel (vedere paragrafo 4.4).
Combinazione con altri agenti
Neomicina
L'associazione con neomicina, un agente antimicrobico non sistemico usato per eradicare la flora gastrointestinale, interferisce con il ricircolo enteroepatico di sorafenib (vedere paragrafo 5.2, Metabolismo ed eliminazione), comportando una ridotta esposizione a sorafenib. In volontari sani trattati con neomicina per 5 giorni, l'esposizione media a sorafenib è diminuita del 54%. Non sono stati studiati gli effetti di altri antibiotici, ma molto probabilmente dipenderanno dalla loro capacità di interferire con microrganismi dall'attività glucuronidasica.


Interazioni riportate su letteratura scientifica internazionale
Prima di prendere "Sorafenib Teva" insieme ad altri farmaci come “Aurantin - Soluzione (uso Interno)”, “Carbamazepina EG”, “Carbamazepina Zentiva”, “Dintoina”, “Dintoinale”, “Fenitoina Hikma”, “Fenobarbitale Sodico Salf”, “Gamibetal Complex”, “Gardenale”, “Luminale - Compressa”, “Luminale - Soluzione (uso Interno)”, “Mysoline”, “Nervaxon”, “Rifadin”, “Rifater”, “Rifinah”, “Rifocin”, “Tegretol”, etc.., chiedi al tuo al tuo medico o farmacista di fiducia di verificare che sia sicuro e non dannoso per la tua salute ...

Fertilità, gravidanza e allattamento

Gravidanza
Non vi sono dati relativi all'uso di sorafenib nelle donne in gravidanza. Gli studi sugli animali hanno evidenziato tossicità riproduttiva, comprese malformazioni (vedere paragrafo 5.3). È stato dimostrato che, nei ratti, sorafenib e i suoi metaboliti attraversano la placenta, e si prevede che sorafenib provochi effetti dannosi sul feto. Sorafenib non deve essere usato durante la gravidanza, salvo laddove chiaramente necessario e solo dopo un'attenta valutazione delle necessità della madre e del rischio per il feto.
Le donne in età fertile devono adottare misure contraccettive efficaci durante il trattamento.
Allattamento
Non è noto se sorafenib sia escreto nel latte materno. Negli animali, sorafenib e/o i suoi metaboliti sono escreti nel latte. Poiché sorafenib potrebbe danneggiare la crescita e lo sviluppo del lattante (vedere paragrafo 5.3), le donne non devono allattare al seno durante il trattamento con sorafenib.
Fertilità
Gli studi effettuati sugli animali mostrano inoltre che sorafenib può compromettere la fertilità maschile e femminile (vedere paragrafo 5.3).


Effetti sulla capacità di guidare veicoli e sull'uso di macchinari

Non sono stati effettuati studi sugli effetti sulla capacità di guidare veicoli e di usare macchinari. Non ci sono motivi per ritenere che sorafenib alteri la capacità di guidare veicoli o di usare macchinari.


Effetti indesiderati

Le reazioni avverse gravi più importanti sono state ischemia/infarto del miocardio, perforazione gastrointestinale, epatite da farmaci, emorragia e ipertensione/crisi ipertensiva.
Le reazioni avverse più comuni sono state diarrea, fatica, alopecia, infezione, reazione cutanea mano-piede (corrispondente in MedDRA alla “sindrome da eritrodisestesia palmo-plantare“) e eruzione cutanea.
Le reazioni avverse segnalate in diverse sperimentazioni cliniche o nell'utilizzo post-marketing sono riportate nella tabella 1, ordinate secondo la classificazione per sistemi e organi (MedDRA) e la frequenza. Le frequenze sono definite come segue: molto comune (≥ 1/10), comune (≥ 1/100, < 1/10), non comune (≥ 1/1.000, < 1/100), raro (≥ 1/10.000, < 1/1.000), non nota (la frequenza non può essere definita sulla base dei dati disponibili).
All'interno di ciascuna classe di frequenza, gli effetti indesiderati sono presentati in ordine decrescente di gravità.
Tabella 1: tutte le reazioni avverse segnalate nei pazienti in diverse sperimentazioni cliniche o nell'utilizzo post-marketing
Classificazione per sistemi e organi
Molto comune
Comune
Non comune
Raro
Frequenza non nota
Infezioni ed infestazioni
infezione
follicolite
 
 
 
Patologie del sistema emolinfopoietico
linfopenia
leucopenia
neutropenia
anemia
trombocitopenia
 
 
 
Disturbi del sistema immunitario
 
 
reazioni di ipersensibilità (incluse reazioni cutanee e orticaria)
reazione anafilattica
angioedema
 
Patologie endocrine
 
ipotiroidismo
ipertiroidismo
 
 
Disturbi del metabolismo e della nutrizione
anoressia
ipofosfatemia
ipocalcemia
ipokaliemia
iponatriemia
ipoglicemia
disidratazione
 
sindrome da lisi tumorale
Disturbi psichiatrici
 
depressione
 
 
 
Patologie del sistema nervoso
 
neuropatia sensoriale periferica
disgeusia
leucoencefalopatia posteriore reversibile*
 
encefalopatia°
Patologie dell'orecchio e del labirinto
 
tinnito
 
 
 
Patologie cardiache
 
insufficienza cardiaca congestizia*
ischemia e infarto del miocardio*
 
prolungamento del QT
 
Patologie vascolari
emorragia (incluse emorragie gastrointestinali*, delle vie respiratorie* e cerebrali*)
ipertensione
vampate
crisi ipertensiva*
 
Aneurismi e dissezioni arteriose
Patologie respiratorie, toraciche e mediastiniche
 
rinorrea
disfonia
eventi simil-malattie interstiziali polmonari* (polmonite, polmonite da raggi, distress respiratorio acuto, ecc.)
 
 
Patologie gastrointestinali
diarrea
nausea
vomito
costipazione
stomatite (incluse bocca secca e glossodinia)
dispepsia
disfagia
reflusso gastroesofageo
pancreatite
gastrite
perforazioni gastrointestinali*
 
 
Patologie epatobiliari
 
 
aumento della bilirubina e ittero
colecistite
angiocolite
epatite da farmaci*
 
Patologie della cute e del tessuto sottocutaneo
secchezza della cute
eruzione cutanea
alopecia
reazione cutanea mano-piede**
eritema
prurito
cheratoacantoma/ carcinoma cutaneo a cellule squamose
dermatite esfoliativa
acne
desquamazione della cute
ipercheratosi
eczema
eritema multiforme
reazione da richiamo da radiazioni
sindrome di Stevens-Johnson
vasculite leucocitoclastica
necrolisi epidermica tossica*
 
Patologie del sistema muscoloscheletrico e del tessuto connettivo
artralgia
mialgia
spasmi muscolari
 
rabdomiolisi
 
Patologie renali e urinarie
 
insufficienza renale
proteinuria
 
sindrome nefrosica
 
Patologie dell'apparato riproduttivo e della mammella
 
disfunzione erettile
ginecomastia
 
 
Patologie sistemiche e condizioni relative alla sede di somministrazione
stanchezza
dolore (incluso dolore alla bocca, addominale, osseo, oncologico e cefalea)
febbre
astenia
malessere simil-influenzale
infiammazione della mucosa
 
 
 
Esami diagnostici
peso diminuito
amilasi aumentata
lipasi aumentata
aumento transitorio delle transaminasi
aumento transitorio della fosfatasi alcalina nel sangue
INR anormale
livello di protrombina anormale
 
 
* Le reazioni avverse possono essere potenzialmente letali o fatali. Questi eventi sono non comuni o meno frequenti rispetto a quelli non comuni.
** La reazione cutanea mano-piede corrisponde in MedDRA alla sindrome da eritrodisestesia palmo-plantare.
° I casi sono stati segnalati nella fase post-marketing.
Ulteriori informazioni su alcune reazioni avverse al farmaco
Insufficienza cardiaca congestizia
Nell'ambito di sperimentazioni cliniche promosse dall'azienda, l'insufficienza cardiaca congestizia è stata segnalata come evento avverso nell'1,9% dei pazienti trattati con sorafenib (N = 2276). Nello studio 11213 (RCC), eventi avversi coerenti con l'insufficienza cardiaca congestizia sono stati segnalati nell'1,7% dei pazienti trattati con sorafenib e nello 0,7% dei pazienti trattati con placebo. Nello studio 100554 (HCC), tali eventi sono stati segnalati nello 0,99% dei pazienti trattati con sorafenib e nell'1,1% dei pazienti trattati con placebo.
Ulteriori informazioni relative a popolazioni particolari
Nelle sperimentazioni cliniche, determinate reazioni avverse al farmaco, come la reazione cutanea mano-piede, la diarrea, l'alopecia, il calo ponderale, l'ipertensione, l'ipocalcemia e il cheratoacantoma/carcinoma cutaneo a cellule squamose, si sono manifestate con una frequenza considerevolmente maggiore nei pazienti affetti da carcinoma tiroideo differenziato in confronto ai pazienti inclusi negli studi sul carcinoma a cellule renali o epatocellulare.
Alterazioni nei risultati degli esami di laboratorio nei pazienti con HCC (studio 3) e RCC (studio 1)
È stato segnalato molto comunemente un aumento della lipasi e dall'amilasi. Un aumento della lipasi di grado 3 o 4 secondo i Common Terminology Criteria for Adverse Events (CTCAE) si è verificato rispettivamente nell'11% e nel 9% dei pazienti del gruppo trattato con sorafenib nello studio 1 (RCC) e nello studio 3 (HCC), contro il 7% e il 9% dei pazienti del gruppo trattato con placebo. Un aumento dell'amilasi di grado 3 o 4 secondo i criteri CTCAE si è verificato rispettivamente nell'1% e nel 2% dei pazienti del gruppo trattato con sorafenib nello studio 1 e nello studio 3, contro il 3% dei pazienti di entrambi i gruppi trattati con placebo. La pancreatite clinica è stata segnalata in 2 dei 451 pazienti trattati con sorafenib (grado 4 secondo i criteri CTCAE) nello studio 1, in 1 dei 297 pazienti trattati con sorafenib (grado 2 secondo i criteri CTCAE) nello studio 3 e in 1 dei 451 pazienti (grado 2 secondo i criteri CTCAE) trattati con placebo nello studio 1.
L'ipofosfatemia è un reperto di laboratorio molto comune ed è stata osservata rispettivamente nel 45% e nel 35% dei pazienti trattati con sorafenib nello studio 1 e nello studio 3, contro rispettivamente il 12% e l'11% dei pazienti trattati con placebo. Un'ipofosfatemia di grado 3 secondo i criteri CTCAE (1-2 mg/dl) si è verificata nello studio 1 nel 13% dei pazienti trattati con sorafenib e nel 3% dei pazienti trattati con placebo, mentre nello studio 3 è stata osservata nell'11% dei pazienti trattati con sorafenib e nel 2% dei pazienti trattati con placebo. Non è stato segnalato alcun caso di ipofosfatemia di grado 4 secondo i criteri CTCAE (< 1 mg/dl) né nei pazienti trattati con sorafenib né in quelli trattati con placebo nello studio 1, mentre è stato registrato 1 caso nel gruppo trattato con placebo nello studio 3. L'eziologia dell'ipofosfatemia associata a sorafenib non è nota.
Anomalie di laboratorio di grado 3 o 4 secondo i criteri CTCAE, comprese linfopenia e neutropenia, sono state osservate in ≥ 5% dei pazienti trattati con sorafenib.
L'ipocalcemia è stata segnalata nel 12% e nel 26,5% dei pazienti trattati con sorafenib, contro il 7,5% e il 14,8% dei pazienti trattati con placebo, rispettivamente nello studio 1 e nello studio 3. La maggior parte dei casi di ipocalcemia è stata di lieve entità (grado 1 e 2 secondo i criteri CTCAE). Un'ipocalcemia di grado 3 secondo i criteri CTCAE (6,0-7,0 mg/dl) si è verificata nell'1,1% e nell'1,8% dei pazienti trattati con sorafenib, nonché nello 0,2% e nell'1,1% dei pazienti del gruppo trattato con placebo, mentre un'ipocalcemia di grado 4 secondo i criteri CTCAE (< 6,0 mg/dl) è stata osservata nell'1,1% e nello 0,4% dei pazienti trattati con sorafenib, nonché nello 0,5% e nello 0% dei pazienti del gruppo trattato con placebo, rispettivamente nello studio 1 e nello studio 3. L'eziologia dell'ipocalcemia associata a sorafenib non è nota.
Negli studi 1 e 3 è stata osservata una riduzione del potassio rispettivamente nel 5,4% e nel 9,5% dei pazienti trattati con sorafenib, contro lo 0,7% e il 5,9% dei pazienti trattati con placebo. La maggior parte dei casi di ipokaliemia è stata di lieve entità (grado 1 secondo i criteri CTCAE). In questi studi, un'ipokaliemia di grado 3 secondo i criteri CTCAE si è manifestata nell'1,1% e nello 0,4% dei pazienti trattati con sorafenib, nonché nello 0,2% e nello 0,7% dei pazienti del gruppo trattato con placebo. Non sono stati segnalati casi di ipokaliemia di grado 4 secondo i criteri CTCAE.
Segnalazione delle reazioni avverse sospette
La segnalazione delle reazioni avverse sospette che si verificano dopo l'autorizzazione del medicinale è importante, in quanto permette un monitoraggio continuo del rapporto beneficio/rischio del medicinale. Agli operatori sanitari è richiesto di segnalare qualsiasi reazione avversa sospetta tramite il sistema nazionale di segnalazione www.aifa.gov.it/content/segnalazioni-reazioni-avverse.

Sovradosaggio

Non esistono trattamenti specifici in caso di sovradosaggio di sorafenib. La dose più alta di sorafenib studiata clinicamente è 800 mg due volte al giorno. Gli eventi avversi osservati in seguito a questa dose sono stati principalmente diarrea e reazioni dermatologiche. In caso di sospetto sovradosaggio, occorre sospendere il trattamento con sorafenib e, laddove necessario, iniziare una terapia di sostegno.


Scadenza

3 anni


Conservazione

Questo medicinale non richiede particolari condizioni di conservazione relativamente alla temperatura. Conservare nella confezione originale per proteggere il medicinale dall'umidità.


Elenco degli eccipienti

Nucleo della compressa:
Cellulosa microcristallina
Sodio laurilsolfato
Croscarmellosa sodica
Ipromellosa
Magnesio stearato [vegetale]
Rivestimento della compressa:
Ipromellosa
Macrogol
Titanio diossido (E171)
Ossido di ferro rosso (E172)


Farmaci Equivalenti

I farmaci equivalenti di Sorafenib Teva a base di Sorafenib Tosilato sono: Nexavar, Sorafenib Dr. Reddy’s, Sorafenib EG, Sorafenib Medac, Sorafenib Mylan, Sorafenib Sandoz, Sorafenib Zentiva

Foglietto Illustrativo


Fonti Ufficiali


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